Curiosità
13 superstizioni a cui non sapevi di credere

Sei superstizioso? C'è chi risponde "No, ma non sfido la sorte". C'è chi invece anche se magari non lo nasconde ha i suoi riti e i suoi amuleti contro la sfortuna. E ce ne sono di tutti i tipi di superstizioni, così come diverse possono essere le "sfighe", i piccoli incidenti. In fondo non è per questo che leggiamo l'oroscopo? Per capire quali sono i nostri giorni propiziati da Giove, che come noto è il Pianeta che governa la fortuna, che espande le nostre possibilità economiche e non solo. Ci dice quando scommettere su qualcosa o su un cambiamento. Mentre il suo grande oppositore è Saturno: un pianeta-dio, al contrrio, severo, che impone regole rigide e non permette slanci. Basti pensare al celebre film di Ferzan Ozpetch Saturno contro. Per capire che è meglio assecondarlo. Ma le previsioni astrologiche danno anche i numeri: quelli fortunati. Così oggi abbiamo deciso di sfidare la conoscenza e di svelarvi 13 superstizioni che magari non sapevi nemmeno fossero tali, tanto sono radicate nelle tradizioni popolari.
13 e 17: i numeri della sfiga. Perché in Italia è diverso?

Ne abbiamo scelte 13 di superstizioni perché il 13 è il numero che perseguita i superstiziosi in tutto il mondo. Si chiama Triscaidecafobia. E' diffusissima nella cultura popolare di molti Paesi. Secondo le superstizioni diffuse il 13 viene considerato un numero di cattivo augurio nel caso si dovesse partire, o essere in tredici a tavola (come "l'ultima cena di Gesù", ma ne parleremo dopo! n.d.r.). La spiegazione? Risale alla mitologia scandinava: c'erano 12 semidei che vivevano in armonia fino all'arrivò del tredicesimo, Loki. Nel XIX secolo negli Stati Uniti apparve il Club dei Tredici. Voleva sfatare tutte le superstizioni connesse a questo numero. Per questo si riunivano il 13 di ogni mese, in 13 e mangiavano 13 pietanze. Vi hanno preso parte anche alcuni Presidenti USA.Ma il 13 in Italia, almeno secondo la famosa Smorfia napoletana, non porta affatto sfortuna. Secondo la cabala numerica partenopea questo numero corrisponde a Sant'Antonio: quindi parecchio favorevole invece per le cose riguardanti la natura. Anche in Tibet è considerato simbolo di prosperità. Ma torniamo alle nostre superstizioni. Quale numero porta sfortuna da noi e perché? Nella cultura di massa italiana, si considera sfortunato il 17 - specie di venerdì - visto che in numeri romani 17 si scrive XVII. Questa formula si ritrova su tutte le epigrafi funebri dell'antichità greco-romano, richiamando chiaramente come morissero i protagonisti del racconto. Il venerdì invece richiama alla tradizione dei riti pasquali immediatamente la morte di Cristo.
Il 17, il gatto nero, le streghe e il malefico

Evocare il numero 17 come sfortunato ci porta dritti ad una delle superstizioni più diffuse. Appena pochi giorni fa - il 17 novembre - infatti c'è stata la Giornata Mondiale del Gatto Nero. Oggi sono in pochi a credere che i bellissimi felini neri siano legati al Diavolo. Ma dal Medioevo, specie in concomitanza della Lotta della Chiesa contro le streghe, si riteneva che queste si incarnassero nei gatti neri. Che per questa macabra superstizione venivano bruciati sul rogo come le vittime accusate di eresia, di empietà. Spesso i gatti neri accompagnavano donne sole, che aiutavano le altre donne con le pratiche erboristiche, come per le gravidanze indesiderate. Per questo invise al potere religioso. Ecco svelata la ragione per cui vennero associati alle streghe, note in Italia nella provincia campana anche come Jannare. Lo sterminio in quel tempo di questi poveri felini probabilmente secondo gli epidemiologi contribuì alla diffusione dell’epidemia di peste nera, trasmessa dalle pulci presenti nei topi. Che mise a dura prova il nostro Paese, come tutto l'Europa fino a tempi ben più vicini a noi.
Altre superstizioni sugli animali: perché si dice “In bocca al lupo”?

Non ci sono solo superstizioni negative come quelle sui gatti neri. Ci sono anche animali che portano fortuna: infatti quando si vuole augurarne a qualcuno, si dice: “In bocca al lupo!”. In passato vigeva la regola di rispondere sempre: “Crepi il lupo!”, per non attirarsi sfortune. Oggi la crescente sensibilità ambientalista spinge molti a replicare con “Viva il lupo!”.Anche qui l'origine della formula affonda nei tempi più antichi, come l'augurio scaramantico per i cacciatori che andavano a caccia nei boschi. Nella risposta “Crepi il lupo” si nascondeva l'intenzione di allontanare il pericolo.
Le superstizioni a tavola: i cibi fortunati e quelli sfigati

Può sembrare paradossale, ma anche i cibi possono essere connessi al concetto di fortuna e sfortuna. E portarsi dietro mille superstizioni. Pensate per esempio al melograno: uno dei frutti sacri per diverse tradizioni religiose; come nella narrazioni mitologiche in cui è portatore di ricchezza e prosperità. Quindi dalla Grecia all'India, per esempio compare nelle cerimonie matrimoniali. E da noi in Italia viene inserito tra i cibi portafortuna che vengono consumati la sera di Capodanno. Ma nel cenone nel tentativo di propiziarsi l'anno che sta per arrivare, non basta il melograno, ma è praticamente obbligatorio mangiare chicchi d'uva e lenticchie. Anche qui c'entrano soldi e fortuna: e nonostante il cotechino non sia consigliato nelle diete e dai fanatici del fitness, tutti ne mangiano almeno un po'. Ricordatevene durante i festeggiamenti che chiudono il 2023.
Olio e sale: cosa fare se...

E poi ci sono i cibi che sono collegati a veri e propri riti per scacciare la sfortuna. L'olio, ad esempio, è noto come "oro liquido", non solo oggi che con l'inflazione è in vendita ad un prezzo salito non di poco. Proprio per il lavoro che porta alla sua realizzazione, dalla raccolta alla spremitura, si considera un alimento ricco e connesso ad una tra le superstizioni più antiche. Risale ai Sumeri e al 3500 a.C. e nel corso dei secoli per questo i proprietari terrieri si sono sempre accaparrati i guadagni maggiori. Rovesciare l'olio, quindi, è considerato sinonimo di sventura. E se si rovescia? Il rimedio passa per un altro cibo connesso da sempre alle superstizioni. Prendete del sale: in primis va buttato dietro le spalle e poi per non lasciare nulla di intentato magari anche sull'olio rovesciato, meglio se immaginando la forma di croce, che ci aiuti a realizzarla proprio con il sale sull'olio versato. E' per scacciare le malelingue, e fa sempre bene allontanare le invidie e le maldicenze.
Il sale: mai rovesciarlo e le regole per passarlo anti sfiga

Sempre dalla cultura partenopea, che non è seconda a nessuna al mondo in fatto di superstizioni, arrivano altre credenze in merito al sale. Rovesciarlo? Il presagio ancora di enormi sfortune. Se capita bisogna essere velocissimi e lanciarne un po' dietro di sé. Come mai il sale è così centrale e legato al tema della fortuna? Torniamo ancora ai tempi dell’antica Roma, quando era un vero lusso, tanto che la parola salario, nel senso di stipendio, dipendeva proprio dal fatto che venisse dato come compenso ai soldati. E sappiamo bene quanto l'esercito fosse centrale per il potere romano e l'espansione dell'Impero. Non parliamo poi del ruolo di chi poteva anticamente commerciare questo bene prezioso. Ma non è finita. Esiste una regola ferrea. Il sale non deve mai passare di mano. Va poggiato sul tavolo o su di un'altra superficie. Per sapere perché, in questo caso dobbiamo scomodare i testi biblici: pare che Giuda ne avesse rovesciato prima di tradire Gesù, durante l'ultima cena. Tra le altre cose questo convivio che spesso ritorna vantava una lista di 12 invitati - i discepoli - e Nostro Signore: quindi 12 +1 a tavola!
Perché il pane non deve mai essere capovolto a tavola?

Tanto per cambiare anche questa volta si preannuncia sventura e insieme una mancanza di rispetto verso i propri commensali. Parliamo del pane messo sottosopra. E non deve essere mai, per giunta, passato sottosopra. Per due ragioni: in primis perché il pane nella cerimonie cattoliche è il "Corpo di Cristo". In seconda battuta perché nella Francia medievale ai boia che giustiziavano per conto del potere con il taglio delle teste a colpi di ascia i fornai riservavano il pane peggiore. Fu Carlo VII con un decreto ad obbligare i panettieri a trattare tutti - anche i boia - allo stesso modo. Ma i fornai ingegnosi presero a porgerlo capovolto. A questo punto il re introdusse il cappuccio per non farli riconoscere.
Con le posate tornano le superstizioni religiose

Incrociare le posate porta male in primis, perché sintatticamente e metaforicamente rimanda alla crocifissione di Gesù. Ma alla corte di Francia, infatti, leggendaria per i pranzi eleganti e luculliane, con tante posate ai lati del piatto. Incrociare i coltelli in primis, ma vale anche per tutte le posate, dovrebbe portare a un sicuro litigio con qualche ospite. E in un tempo in cui queste occasioni erano liete o diplomatiche era una sfortuna da non chiamarsi addosso. Poi anche qui come per il sale, per mettersi al riparo dalla sfiga, esistono regole per porgere le posate ed in primis il coltello: anche in questo caso va poggiato. Potrebbe sembrare di purò buon senso - quindi per evitare ferite o tagli inavvertiti - e allora perché i coltelli d'argento dei servizi buoni hanno la punta arrotondata e non tagliano. Scaramanzia of course!
L'aglio, la fortuna e i vampiri

Secondo una credenza molto diffusa soprattutto nel Sud Italia, l’aglio è un vero e proprio antidoto contro i vampiri. Oltre alle sue molteplici proprietà nutrizionali, tra cui la capacità di scacciare il raffreddore, si dice proprio che tenga lontani le fameliche creature assetate di sangue. Per questo, dell’aglio veniva appeso fuori dalle case.
Le regole di un buon brindisi per procacciare la fortuna

Come si conclude ogni cena, incontro importante, festa? Ma con un brindisi. Una delle occasioni in cui auguriamo a noi stessi e a chi è con noi fortuna per quello che verrà. Le regole sono semplici: TUTTI i presenti devono partecipare e non deve esserci mai un bicchiere vuoto! Meglio l'acqua. L’importante è fare far cozzare il proprio bicchiere con quello degli altri, producendo il classico rumore del "cin cin", accompagnato dalle formule tutte bene auguranti: "salute", "prosit", "salud", “kanpai”, “cheers”, ecc. ecc. Con cosa brindare? Spumante, champagne, acqua, ma soprattutto il vino. Forse meno chic, ma di sicuro sempre ben augurante. Viene usato per portare al varo delle navi, rompendo una bottiglia sulla prua. La superstizione più strana? Quando cade sulla tavola porta bene. Nonostante il pensiero di doverlo smacchiare - e le donne sanno che non è facile - cosa dovete fare? Correte ad intingere un dito nella macchia e bagnatevi il collo. E' propiziatorio di buona sorte.
Superstizioni legate a comportamenti e indumenti

Non è che la fortuna si propizi solo a tavola o la sfiga si combatta a forza di vino, sale e aglio. Esistono indumenti, per esempio, che secondo la tradizione e la cultura popolare devono essere maneggiati con estrema cura se vogliamo evitare di sfidare la sorte. Forse la più diffusa nel nostro Paese - che ha un clima assai favorevole che il mondo ci invidia - riguarda l'ombrello. Se ti ammolli durante un acquazzone è assai meno grave di pensare di aprilo al chiuso. Presagio sicuro di mala sorte, anni di sfortuna, o semplicemente pioggia implacabile quando non la si vuole. Meglio rivolgersi alle danze propiziatorie e d'altronde pensate a come vi guardano i passanti quando avete l'ombrello aperto e non piove. Vade retro sfiga!
Non mettere il cappello sul letto e la borsa per terra

Anche qui due credenze che arrivano dritte dalle regioni del Sud Italia. Il cappello poggiato sul letto rimanderebbe al gesto che compie il sacerdote quando visita qualcuno in procinto di morire. Quindi secondo la superstizione evocherebbe la morte. E non va mai bene!
La borsa invece non è solo una cattivo presagio: poggiarla per terra allontanerebbe il guadagno. Segno che non ne abbiamo bisogno davvero, visto che abbandoniamo il contenitore in terra senza tenerlo stretto a noi perché prezioso.
Camminare sotto le scale (e i ponteggi)

Partendo dal presupposto che prestare attenzione salva la vita, accostandoci a qualcosa che può facilmente cadere. Perché varie superstizioni suggeriscono di evitare scale e ponteggi? Qui risaliamo per la risposta fino agli Egizi. I primi ad inventarla per quanto ne sappiamo visti i ritrovamenti nelle tombe come simbolo della fine della vita del defunto. L'ultimo sforzo. E non a caso ritornano nell'architettura religiosa: degli ziggurat, delle piramidi e di vari templi nel corso della storia. Ma come è diventata una scala una superstizione millenaria? In posizione aperta o poggiata a una parete forma un triangolo, simbolo della Trinità. L'attraversamento è irrispettoso, tipico del diavolo. E se siamo costretti? Incrociare dita e braccia mentre lo facciamo.
Contro tutte le superstizioni: due accessori amuleto

L'argomento amuleti contro la sfiga e le varie superstizioni è vastissimo: quadrifogli, cornetti, ferri di cavallo, coccinelli, tartarughe poste di spalle alla porta... e si potrebbe continuare all'infinito. Ne abbiamo scelti due per voi il primo è un po' sui generis: le forbici. Le abbiamo preferite per il motivo per cui propiziano fortuna. Venivano messe sotto il letto delle partorienti per tagliare il dolore in due e propiziare un buon parto. Una cosa importantissima se si pensa all'altissima mortalità di bambini e gestanti fino a tempi recentissimi. E poi non potevamo che chiudere con il re degli amuleti, l'oggetto antisfiga per eccellenza: il corno o curniciello, perché se ci incastra con Napoli è meglio. Come deve essere per portare davvero fortuna? Rigido, storto e appuntito. Meglio se di corallo terracotta o ceramica; se vogliamo rimanere ligi alla tradizione. Ma non mancano ormai anche le versioni gioiello. La leggenda vuole che, se si dovesse rompere e lo fa sulla punta, la fortuna vi sorriderà. Deve essere rigorosamente un dono e va attivato - questo in pochi lo sanno - come? Quando lo regali, assicurati di pungere con la punta del corno il palmo aperto della mano sinistra. Se invece ne ricevi uno in regalo, pretendi che lo stesso sia fatto a te!



