Scienza
La magia delle pianure di Marte: esplorando nuovi mondi

Le pianure di Marte sono caratteristiche geologiche significative sul Pianeta Rosso ed è bene fin da ora imparare e conoscerle. Così come è opportuno cominciare a familiarizzare con tutte le caratteristiche a oggi note di questo corpo celeste del nostro sistema solare, sempre presente nella mitologia cosmica umana. È infatti Marte il pianeta che l'uomo ha messo nel mirino di una possibile colonizzazione. Neanche troppo lontana nel tempo. Nell’agosto 2020, durante una conferenza su ExploreMars.org, Elon Musk ebbe a dichiarare: "Dobbiamo costruire una città su Marte e puntare a farla diventare autosufficiente. Ci sono buone probabilità di morte. Sarà dura, ma se funzionerà questo fatto ricoprirà di gloria chiunque vi partecipi". Dichiarazioni che danno l'idea della sfida in corso. Vediamo allora quali sono le pianure di Marte.
Pianura di Acidalia

Posizione: Situata nella regione settentrionale di Marte. Caratteristiche: È una vasta pianura ricoperta da polvere e sabbia. La regione è stata ampiamente studiata grazie alle missioni spaziali, come quella del Mars Odyssey e Mars Express. Ed è un possibile luogo di colonizzazione umana. La città marziana di Musk è pensata per il 2050. Il prossimo anno, nel 2024, Musk vorrebbe mandare la prima persona su Marte con il suo super razzo Starship. Ci riuscirà? Sarà difficile, certo. Ma non detto che sia totalmente impossibile. Da alcuni anni la NASA ha inviato con successo il rover Perseverance sul suolo del Pianeta Rosso e lì ha volato con successo anche il drone-elicottero Ingenuity. L’Agenzia spaziale americana ha nel frattempo già siglato un’intesa con SpaceX di Musk per riportare astronauti sulla Luna.
Pianura di Amazonis

Posizione: localizzata nella parte settentrionale di Marte. Caratteristiche: Questa pianura è una delle più grandi del pianeta, estendendosi su una vasta superficie. Presenta terreno relativamente piatto e regolare. Le pianure di Marte sono state esplorate e studiate da diverse missioni spaziali, tra cui veicoli come il Mars Rover e orbiter come il Mars Reconnaissance Orbiter. Queste esplorazioni hanno fornito importanti informazioni sulla geologia del pianeta, la composizione del suolo e hanno contribuito a comprendere meglio l'evoluzione di Marte nel corso del tempo.
Marte, le esplorazioni

È importante notare che la topografia di Marte è estremamente varia, con regioni di alte montagne, canyon profondi e altre formazioni geologiche uniche. L'esplorazione di Marte continua a essere un argomento di grande interesse per la comunità scientifica internazionale. E adesso l'obiettivo più immediato, della NASA ma non solo, è quello di comprendere meglio la storia del Pianeta Rosso e di cercare eventuali segni di vita passata o presente. Nella speranza che in futuro l'uomo possa in qualche modo trovare o procurarsi condizioni di vita au Marte non troppo dissimili da quelle che ci sono sulla Terra. La storia delle osservazioni di Marte e delle scoperte su questo pianeta è lunga e ricca di sviluppi significativi. Ecco di seguito alcune tappe importanti nella scoperta di Marte.
Osservazioni Astronomiche Antiche

Gli astronomi di tutti i luoghi e di tutti i tempi hanno osservato Marte, fin dalle epoche più remote. Esistono in questo senso indizi e prove che rimontano a civiltà come quelle degli antichi babilonesi e degli egizi. Tuttavia, a causa delle limitazioni degli strumenti dell'epoca, la conoscenza di Marte e delle sue caratteristiche era limitatissima. Ciò nonostante, fin dall’antichità moltissime popolazioni tennero traccia del moto apparentemente irregolare di quella strana sorgente luminosa dal colore rosso intenso. I romani associarono al suo colore il dio della guerra, Marte (Ares per i greci). Gli incas lo chiamavano Augakuh, e i babilonesi lo chiamavano Nirgal. E non è certo un caso se questi nomi compaiono nella geografia della superficie marziana (Nirgal e Augakuh Vallis).
Telescopi Astronomici verso Marte

L'avvento dei telescopi nel XVII secolo ha permesso agli astronomi di ottenere immagini più dettagliate di Marte. Nel corso del tempo, miglioramenti tecnologici hanno portato a osservazioni più precise delle caratteristiche superficiali del pianeta. Le prime osservazioni di Marte con l’ausilio di un telescopio si devono senz’altro a Galileo Galilei. Tra il 1609 e il 1610, l’astronomo pisano utilizzò per primo lo strumento per scrutare gli oggetti celesti e senz’altro osservò anche il Pianeta Rosso. Nel 1666 Gian Domenico Cassini per primo vide i poli ghiacciati, mentre William Herschel osservò il pianeta tra il 1777 ed il 1783, calcolando i circa 30 gradi di inclinazione orbitale e il periodo di rotazione di quasi 25 ore. Dall’osservazione di alcune variazioni nell’aspetto della superficie, da lui (correttamente) attribuite alla presenza di nubi, Herschel dedusse anche la presenza di una tenue atmosfera.
Canali di Schiaparelli

Nel 1877, l'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli osservò una serie di linee sulla superficie di Marte, che egli chiamò "canali". Questa interpretazione portò a speculazioni sulla possibilità di vita su Marte, ma in seguito si comprese che i canali potrebbero essere il risultato di errori di interpretazione o di effetti ottici. Ad approfondire gli studi su questi "canali" di una fantomatica civiltà marziana pensò l’astronomo statunitense Percival Lowell che vide anche delle macchie di vegetazione ai loro bordi. La presenza di questi canali e della civiltà marziana che li aveva costruiti restò un argomento controverso e fu solamente con l’esplorazione spaziale che si poté porre fine alla discussione.
Missioni Spaziali su Marte

Il progresso nella comprensione di Marte è stato significativamente accelerato dalle missioni spaziali. La Mariner 4 della NASA nel 1965 ha fornito le prime immagini ravvicinate di Marte. Missioni successive, come Viking 1 e Viking 2 negli Anni Settanta, hanno esaminato la superficie e cercato segni di vita. Il programma Viking non trovò tracce di vita, ma accrebbe incredibilmente le nostre conoscenze del pianeta, raccogliendo dati fino al 1982, quando si persero i contatti anche con l’ultimo modulo (Viking Lander 1). Le immagini e i dati delle sonde Viking rivoluzionarono la nostra conoscenza di Marte. Si comprese come moltissime formazioni geologiche superficiali non fossero altro che il segno evidente della presenza passata di acqua su Marte, come le valli o i cosiddetti outflow channels, canali dovuti all’improvvisa fuoriuscita di acqua dai bacini.
Esplorazione Rover

Le missioni più recenti, come Opportunity, Spirit, Curiosity e Perseverance, hanno portato rover sulla superficie di Marte per studiare direttamente il terreno e la composizione del pianeta. Queste missioni hanno fornito informazioni cruciali sulla geologia marziana e sulla presenza di acqua nel passato. Ma, come abbiamo accennato, gli occhi dell’opinione pubblica sono ormai puntati ben più in là: in direzione dell’esplorazione umana di Marte. Fin dai tempi di Wernher Von Braun, (ingegnere nazista poi capostipite del programma spaziale statunitense) si parla dell’esplorazione umana del pianeta come inevitabile prossimo passo dopo l’esplorazione lunare. L'ESA, l'Agenzia spaziale europea, prevede una missione umana su Marte nel prossimo decennio nell’ambito del programma Aurora di cui lo stesso ExoMars fa parte, e anche alla NASA si parla di sviluppo in tal senso nello stesso decennio.



