Scienza
La magia delle piante carnivore: adattamenti strani per la sopravvivenza

Benché anche l'eredità cinematografica le abbia spesso descritte come arbusti giganti in grado di ingoiare persino grossi mammiferi, le piante carnivore sono tra gli organismi più affascinanti del regno vegetale, testimoni dell'ingegnosità evolutiva della natura. E la loro 'verità' è diversa da quella che leggendariamente si pensa. Questi organismi verdi non solo sfidano la concezione tradizionale delle piante come passive entità che si nutrono esclusivamente di luce solare, acqua e nutrienti dal suolo, ma dimostrano anche una straordinaria capacità di adattamento a condizioni ambientali estreme che le hanno rese uniche.
Come nascono le piante carnivore
Si definiscono piante carnivore quegli organismi vegetali in grado di intrappolare gli insetti. Questa capacità, come accennato, dipende da un adattamento alle condizioni del terreno relative al loro luogo d'origine. Si tratta di piante che fanno la fotosintesi clorofilliana ma, come integrazione, si nutrono anche di piccoli animali per sopperire alla carenza di sostanze nutritive presenti negli ambienti nei quali crescono. Ogni pianta carnivora ha il suo metodo per intrappolare la preda e questo dipende dalla specie di vegetale. In particolare, di seguito, verrà osservata la magia delle piante carnivore, soffermandosi sui loro unici adattamenti per la sopravvivenza in habitat dove la disponibilità di nutrienti essenziali, come azoto e fosforo, è scarsa.
Adattamenti strani e affascinanti

Le piante carnivore si sono evolute in una varietà di forme e dimensioni, ognuna con strategie di caccia specializzate per attirare, catturare e digerire le prede. Questi adattamenti non sono solo testimonianza della loro lotta per la sopravvivenza, ma anche della loro incredibile diversità. Sono diverse le trappole utilizzate, come quelle a scatto che catturano la preda con un movimento rapido, oppure le trappole adesive, con le quali attraverso la mucillaggine collosa la pianta diventa appiccicosa in modo che l'insetto ne resti attaccato anche solo sfiorandola. Esistono poi trappole dette 'a pozzo' che hanno al loro interno un attraente liquido zuccherino. Scopriamole più nel dettaglio.
Trappole a fessura
Tra le differenti trappole adoperate dalla moltitudine di piante carnivore presenti in natura ci sono quelle a fessura. Le Venus Flytrap o Dionaea muscipula (immagine in copertina), ad esempio, posseggono trappole formate da foglie che si chiudono rapidamente quando i peli sensibili all'interno sono toccati. Questa strategia di cattura permette di intrappolare gli insetti e piccoli animaletti. Esempio altamente specializzato nella caccia attiva, le trappole a fessura rientrano tra i meccanismi a scatto. A possederlo sono la citata Dionea, che è una pianta terrestre e l'Aldrovanda che è una pianta acquatica. Pratica affascinante che rende queste due specie vegetali simili ad organismi animali nel sistema di approvvigionamento di cibo.
Piante carnivore e trappole ad urticaio

Un altro metodo di cattura delle piante carnivore è quello tipico del genere Nepenthes, che racchiude specie tipiche di Filippine, Indonesia e Malesia. Questo genere, oltre a raggiungere dimensioni considerevoli, si distingue per una trappola molto intrigata. Caratterizzate da grandi foglie arrotolate su sé stesse, le Nepenthes formano delle sacche che sono dotate di una sorta di tappo. Queste, chiamate ascidi, si trovano appese e colme di liquido digestivo in grado di uccidere e poi assimilare la preda. Quando quest'ultima entra nel boccale aperto si trova intrappolata al suo interno. Infatti, le pareti interne scivolose e le sostanze chimiche seducenti assicurano che, una volta entrati, gli insetti non possano facilmente fuggire.
Trappole ad aspirazione
Altro metodo di cattura, tipico stavolta di particolari specie principalmente acquatiche del genere Utricularia, è la trappola ad aspirazione. Si tratta, in questo caso, di piante dalle piccole dimensioni dall'aspetto 'docile'. All'apparenza, infatti, sembrano muschi con fiori dai colori sgargianti, ma in realtà le loro trappole sono piuttosto letali. Queste piante carnivore sono dotate di piccole vescicole che, tramite un meccanismo piuttosto complesso, riescono a risucchiare sia l'acqua che le prede. Quando la preda (piccoli crostacei, molluschi, girini, larve o protozoi) urta la pianta, le vescicole cave si aprono e in pochissimi istanti la corrente generata dall'apertura del canale attira l'insetto a sé. A quel punto la preda risucchiata è chiusa all'interno della pianta e poi digerita.
Piante carnivore e trappole appiccicose

Come accennato, esistono poi delle piante carnivore che si servono di particolari sostanze appiccicose per catturare le loro prede. Le specie appartenenti al genere Drosera, ad esempio, hanno lunghe foglie che si distribuiscono verticalmente assumendo la forma di tentacoli. Sulla superficie di questi 'tentacoli' si trovano dei peli che rilasciano una sostanza mucillaginosa e collosa sotto forma di gocce. Gli insetti, attratti dal luccichio delle gocce e dal loro odore simile al nettare, si posano sulla pianta restandone incollati. Le ghiandole che secernono la sostanza possono anche essere quasi invisibili, come nel caso della Pinguicula. A questa categoria appartengono poi anche il genere Drosophyllum e il genere Byblis. In ogni caso, dopo che la preda resta intrappolata, le foglie si 'arrotolano' su di essa e la cattura si definisce.



