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Ricchezza e potere: la classifica dei politici più ricchi

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Nel panorama politico globale, la ricchezza dei politici ha sempre sollevato interrogativi riguardo alla sua influenza sulle decisioni di chi ha in mano le leve del potere. Così come sull'accessibilità delle cariche pubbliche e sulle dinamiche all'interno delle società. In Italia, come altrove, la questione della ricchezza dei politici è complessa e sfaccettata: riflette un intreccio di storia personale, opportunità economiche e impegno civico.

La ricchezza in politica

I politici più ricchi provengono spesso da background diversi. Alcuni hanno accumulato la loro ricchezza attraverso imprese commerciali di successo, altri sono eredi di famiglie benestanti, e alcuni hanno convertito il successo in altri campi in una carriera politica. Questa ricchezza può offrire vantaggi significativi. Ad esempio la libertà da pressioni finanziarie esterne che potrebbero influenzare le decisioni politiche. Tuttavia, porta anche al dibattito pubblico sulla distanza sociale ed economica tra i governanti e i governati.

Implicazioni e conseguenze

La capacità di finanziare le proprie campagne o contribuire con le propria ricchezza a quelle del proprio partito in maniera sostanziale può offrire ai politici ricchi un vantaggio significativo nell'accesso alle cariche pubbliche. Questo solleva interrogativi sull'equità del sistema politico e sulla rappresentatività dei cittadini meno abbienti. La ricchezza può influenzare anche la percezione pubblica dei politici, con opinioni divergenti. Da un lato può essere vista come un segno di successo e competenza. Ma dall'altro può alimentare percezioni di disconnessione dalle realtà quotidiane della maggior parte dei cittadini.

Responsabilità sociale

I politici ricchi si trovano spesso sotto la lente d'ingrandimento riguardo al loro contributo alla società, non solo in termini di politiche pubbliche. Bensì anche attraverso la filantropia e altre forme di impegno sociale. La loro ricchezza diventa un metro di valutazione per il loro impegno verso il bene comune.

Ricchezza, Matteo Renzi

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Foto Ansa/Fabio Frustaci

Il senatore più ricco della Repubblica, con la dichiarazione dei redditi 2023, è il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che ha guadagnato 3 milioni e 217 mila euro, circa 600 mila euro in più del 2022. Renzi ha così superato il primo classificato dell'anno precedente: il senatore a vita e archistar internazionale Renzo Piano. Il quale nel 2022 dichiarò 5,9 milioni di euro in Francia e 386.637 euro in Italia (6,3 milioni in totale). Quest'anno il senatore a vita ha dichiarato complessivamente 2 milioni e 901 mila euro (2,5 tassati in Francia e 389.521 in Italia). In pratica ha dichiarato un reddito che gli si sarebbe dimezzato rispetto a quello precedente.

Da Meloni a Elly Schlein

E se Matteo Renzi risulta il più ricco fra i leader di partito, in quanto a ricchezza la premier Giorgia Meloni, alla guida di Fratelli d’Italia e dell’attuale Governo, arriva a dichiarare 293.531 euro. Segue Nicola Fratoianni, a capo di Sinistra italiana, con 104.212. Strano a dirsi, se si considera che Fratoianni dovrebbe rappresentare più i cittadini poveri che quelli ricchi, data l'ideologia del suo partito. Ma ciò naturalmente non significa che il segretario di Sinistra Italiana non sappia svolgere bene il suo ruolo. Al terzo posto della classifica fra i capi partito si colloca Matteo Salvini. Il segretario della Lega ha denunciato 99.699 euro sulla dichiarazione 2023. La leader del Partito Democratico, Elly Schlein, ha dichiarato poco meno. Ovvero 94.725 euro. Mentre Carlo Calenda, fondatore e segretario di Azione, si colloca a quota 85.292 euro.

La (non) ricchezza di Conte

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Foto Ansa/Mourad Balti Touati

A stupire gli osservatori è che il leader politico italiano con il reddito più basso sia l'avvocato Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle. Giusto alla vigilia di Natale, Conte ha depositato alla Camera la sua dichiarazione dei redditi del 2023 dalla quale risulta un reddito lordo di appena 24.359 euro. Non molto di più di un operaio. Il documento, come ha svelato il quotidiano online Open, evidenzia un dato curioso.

Poiché Conte è stato proclamato eletto in Parlamento il 13 ottobre 2022, la somma che emerge dalla dichiarazione depositata è pari ai due mesi e mezzo di stipendio da parlamentare. Ne deriva che in tutti i mesi precedenti l'ex premier non ha percepito un euro, quantomeno come compenso, dal M5S. Non è da escludere, invece, che il Movimento gli abbia versato rimborsi spese per la sua attività politica. Ma non c'è obbligo di indicare i rimborsi nella dichiarazione dei redditi. E non manca un'altra curiosità. Per via del gioco delle deduzioni e delle detrazioni, Conte nel 2022 ha pagato solo 1.776 euro di tasse, pari a una pressione fiscale del 7,2%.

Lotito e Crosetto

Sopra il milione di euro è andato anche Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Lazio (1 milione e 112 mila euro dichiarati). Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha guadagnato poco meno dell’anno scorso (900 mila euro nel 2023, 935 mila nel 2022). Quello di Guido Crosetto in politica è stato un ritorno col botto. Fin dalla campagna elettorale per le elezioni politiche generali del 2022, vinte da FdI e da Giorgia Meloni, era chiaro che avrebbe avuto un posto al Governo. Per lui si è trattato di un ritorno sulla scena politica dopo essere stato deputato per quattro legislature. Crosetto aveva inoltre ricoperto, fra il 2008 e il 2011, il ruolo di sottosegretario alla Difesa durante l’ultimo esecutivo di centrodestra targato Silvio Berlusconi.

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