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I misteri nei quadri del Caravaggio: 9 opere a confronto

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Sono tanti i misteri che nei secoli hanno avvolto e continuano ad avvolgere la figura di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio; il pittore dai tratti emblematici, dalle pennellate inconfondibili, dalla rappresentazione della realtà cruda e impressionante che colpisce ancora oggi, a 450 anni dalla sua nascita. E se qualcuno lo definisce, persino, il pittore 'maledetto', resta impossibile non ritenerlo uno dei più grandi artisti della storia dell'arte; non solo italiana, ma di tutto il mondo. Del resto, il fascino dei suoi dipinti e l'enigma che attraversa, la sua persona così come la sua arte, interessa ancora oggi i critici dell'arte.

Sono in tanti, infatti, ad interrogarsi su molti degli aspetti che interessano il Caravaggio; a partire da alcuni periodi della sua produzione artistica 'scomparsa' dagli annali; fino ad arrivare al suo rapporto con la spiritualità. In merito a questo ultimo aspetto, per esempio, sono diversi i quadri del Caravaggio che rappresentano momenti sacri; e se qualcuno lo considera 'dissacrante' o, persino, eretico, per via della cruda rappresentazione di certi eventi legati alla religione; per altri potrebbe essere un uomo talmente vicino alla religione, da rappresentare nella minuzia di dettagli particolari che solo un esperto delle Sacre Scritture sarebbe in grado di fare.

'L' enigma Caravaggio'

A ricordare l'importanza e l'interesse che Caravaggio conserva ancora oggi, lo scorso 28 gennaio si è concluso un convegno a puntate; 40 esperti mondiali di storia dell'arte hanno discusso ed esposto le loro tesi all'evento organizzato dall’Accademia Urbana delle arti e dall’Università la Sapienza di Roma. Nomi del calibro di Rossella Vodret, Alessandro Zuccari, Covis Whitfield si sono interrogati e hanno reso note le loro ricerche sull’artista vissuto in epoca rinascimentale. Tanti gli aspetti oggetto d'interesse per quello che è stato definito 'L' enigma Caravaggio', così come riporta Ansa dalle parole degli organizzatori e storici dell'arte Sergio Rossi e Rodolfo Papa.

Caravaggio: una vita privata sconosciuta

Tra i misteri emersi nel convegno creato in occasione dei 450 anni dalla nascita di Caravaggio, per esempio, le poche o irrilevanti informazioni sul periodo milanese del pittore. Un'indagine sulle opere disperse e sui primi anni della produzione a Roma. Una ricerca che indaga tra le luci e le ombre di un artista che ha fatto, proprio, delle stesse luci e delle stesse ombre il vessillo di tutta la sua arte. E dunque, ancora oggi, continuiamo a chiederci: chi era davvero Caravaggio. Della sua vita privata si conosce nulla o poco, ma non si può dire lo stesso della sua vita pubblica. Luci: dipinti passati alla storia come celebri, riconoscimenti incredibili; ma anche ombre: processi, arresti, fughe, inseguimenti. Tra le biografie che più forniscono un suggerimento sulla vita intima di Caravaggio vi è quella scritta da Giulio Mancini; personaggio di spicco della Roma dei Seicento che il Caravaggio pare conobbe personalmente. Di tale biografia, un dettaglio non passa inosservato; Mancini, infatti, dopo aver parlato di vita ed opere aggiunge una pagina che oggi potremmo definire 'scandalistica'.

La descrizione del Caravaggio di Mancini

Come ha riportato Repubblica, Mancini scriveva: "Non si può negare che per una figura sola, per le teste e colorito non sia arrivato a gran segno e che la professione di questo secolo non gli sia molto obbligata. Ma questo suo gran sapere d'arte l'aveva accompagnato con una stravaganza di costumi, perché aveva un unico fratello sacerdote huomo di lettere e buon costumi qual sentendo i gridi del fratello, gli venne voglia di vederlo, e mosso da fraterno amore se ne viene a Roma e sapendo che era trattenuto in casa dell'illustrissimo cardinal Del Monte et il stravagante modo del fratello, pensò essere bene di far prima motto all'illustrissimo Cardinale di esporli tutto come fece; hebbe buonissime parole, che tornasse tra tre giorni. Obbedisce.

Fra tanto il Cardinale chiama Michelangelo e gli domanda se ha parenti, gli risponde che no, né potendo credere che quel sacerdote gli dicesse bugia in cosa che si poteva ritrovare e che non gli risultava utile, perciò fra tanto fa cercare fra paesani se Michelangelo avesse fratelli e chi, e trovò che la bestialità era da parte di Michelangelo. Torna il prete dopo i tre giorni e trattenuto dal cardinale fa chiamare Michelangelo e mostrandogli il fratello, disse che non lo conosceva né essergli fratello". E pare che proprio da questa descrizione che sia nata l'immagine del pittore 'maledetto'; che si è declinata nelle sue opere descritte a tratti come rivoluzionarie, a volte come inquietanti. Ma, ad oggi, di Caravaggio non possiamo che notare la genialità e l'originalità per i tempi. Tanto che nel percorso che stiamo per ricostruire, suggeriamo alcune delle sue opere imperdibili. Dipinti fatti di giochi di forme, luci e sfumature.

CANESTRA DI FRUTTA 1594 - 1598

In questo dipinto, forse tra i più celebri di Caravaggio, il pittore riesce a trasformare in un capolavoro anche un semplice cesto di frutta. Si tratta di natura morta, ma la perfezione restituita dai colori, le forme e le luci lo rende un quadro incantevole. Dalla bacatura della mela, alle spaccature del fico maturo, passando per la baccellatura delle foglie ritorte, ogni cosa è resa con un impeccabile realismo. Ogni dettaglio, anche il più trascurabile, per Caravaggio diventa indispensabile per quella 'rappresentazione del vero' che ritrae in ogni sua opera. E poi le luci, caratteristica predominante e distintiva del pittore; curata con una perizia che rende questo quadro al pari di altri capolavori più 'complessi'. Il cesto scompare nell'ombra alla sua destra e la luce arriva da sinistra. Ed infine la spazialità e le proporzioni con la canestra che sporge leggermente dal piano su cui è riposta.

BUONA VENTURA, 1596-1597

Parlando di Caravaggio critici ed esperti di storia dell'arte non possono negare quanto la sua produzione si basi sulla 'fedeltà al vero'. Questo dipinto ne rappresenta una testimonianza più che evidente. Si narra, a tal proposito, che un giorno Caravaggio rifiutò di ritrarre le statue più famose di Fidia e Glicone; volendo dare spazio alla natura e alla realtà. E pare che chiamò una zingara, alla quale chiese di posare per rappresentare proprio la 'Buona Ventura'. La donna venne ritratta nell'atto di predire l’avvenire ad un giovane; dando corpo, dunque ad una scena di vita vera, vissuta per strada. Che si traduce ancora una volta in quel desiderio di Caravaggio di raccontare la vita dei bassifondi, ma senza esprimerne il degrado, come in questo caso o nei Bari, ma piuttosto la realtà 'più reale' e di conseguenza la bellezza.

BACCO, 1597-1598

In questo dipinto, ancora tra i più celebri di Michelangelo Merisi, si nota tutta l'originalità di Caravaggio. Il dio Bacco, il dio del vino, dei bagordi, che in genere è rappresentato nudo e vagante per i boschi, in Caravaggio diventa un antico romano, con il volto quasi di un fanciullo. Una coppa di vino in mano e un cesto di frutta nell'altra; e poi le foglie di vite intrecciate sul capo che costituiscono una vera e propria corona che potrebbero farci pensare l'intento di Caravaggio di rappresentare una stagione, forse l'estate o la primavera, in maniera allegorica. A colpire anche questa volta la luce, tutto è illuminato, ma in maniera naturale; diverso dai giochi di luci ed ombre a cui ci ha abituato Caravaggio, ma pur sempre di una perfezione che qualcuno definirebbe disarmante.

SCUDO CON TESTA DI MEDUSA, 1598

La testa di Medusa è interessante per un duplice aspetto; il primo è legato a quella rappresentazione del truculento (quasi splatter come lo definiremmo oggi) apparsa in molte delle produzioni di Caravaggio. Il secondo aspetto, altrettanto interessante è legato alla tridimensionalità che, in qualche modo, raggiunge il quadro. Medusa è una figura leggendaria che tramuta gli uomini in pietra soltanto con il suo sguardo; e per rappresentarla Caravaggio sceglie uno scudo da battaglia. La convessità dello scudo permette di creare una concavità apparente, con un innovativo e geniale espediente illusionistico che sembra raccogliere la testa sanguinante di Medusa. Lo sguardo di Medusa è fisso in un punto, perso nell'atto di morire e i serpenti (i suoi capelli) continuano invece a dimenarsi; poi il sangue, reso con un realismo impressionante da sembrare quasi ancora caldo. Una scena in movimento che rappresenta un'altra delle tanti doti che Caravaggio espresse nel corso della sua produzione.

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